Dai 7 ai 14 anni: le prime otto classi come un ciclo unico

Il ciclo scolastico unico dalla I alla VIII classe sintetizza in un percorso omogeneo ciò che tradizionalmente è definito Scuola Primaria e Scuola Secondaria di primo grado.
Nella Scuola Steiner-Waldorf, il maestro unico di riferimento accompagna gli alunni sino al conseguimento del Diploma di Licenza conclusivo del Primo Ciclo di Istruzione, affiancato, mano a mano da insegnanti di materia.

» Che differenza c'è tra le scuole Waldorf e le altre scuole?

Nelle scuole Steiner-Waldorf ci sono gli stessi insegnamenti presenti nelle altre scuole.
Le differenze sono principalmente due.

La prima è relativa al modo d’insegnare che nella scuola Steiner-Waldorf tende a basarsi sul riconoscimento, lo stimolo e la promozione dei talenti nascosti nel bambino. I mezzi usati per realizzare il percorso sono il rispetto reciproco tra alunno ed insegnante e la ferma accettazione da parte del primo dell’autorità del secondo. Si tratta di un’autorità che si concretizza nelle risposte che il maestro deve avere per l’alunno, cosicché questi possa giungere ad uno sguardo d’insieme, ad un significato, a ricevere dall’adulto il sentimento di aver imparato qualcosa di importante.
In questo senso nelle scuole Steiner-Waldorf si persegue una forma d’autorità funzionale basata sull’apprezzamento delle capacità e del sapere del maestro, piuttosto che sull’uso che egli fa dei voti e sull’adozione di comportamenti autoritari.
L’insegnante e gli alunni percorrono insieme la strada della conoscenza sulla quale si va costruendo un rapporto fondato su ricordi comuni, su contenuti approfonditi nel corso dei diversi anni di scuola, su collegamenti tra materie, su esperienze vissute nella classe e con la classe. Di qui l’importanza attribuita alla stabilità dell’insegnante di classe, che è previsto debba essere lo stesso per i primi otto anni di scuola.
Poiché gli insegnamenti impartiti nelle scuole Steiner-Waldorf sono numerosi e specifici, altri insegnanti danno lezioni nella stessa classe: si forma così un consiglio dì classe attento alle caratteristiche della classe stessa.

La seconda peculiarità delle scuole Steiner-Waldorf è relativa alle attività che fanno parte integrante del curricolo.
Con sistematicità sono insegnate: due lingue straniere, musica strumentale, flauto, canto, lavoro manuale, lavoro artigianale, pittura, modellaggio, disegno, ginnastica, euritmia (l’arte dei movimento creata da Rudolf Steiner: essa è materia obbligatoria in tutte le scuole Steiner-Waldorf per la forte compenetrazione delle componenti artistiche, morali, fisico-motorie).
Va inoltre posto l’accento che l’obiettivo fondamentale della Scuola Steiner-Waldorf è quello di usare i materiali didattici, le discipline, il programma in modo da privilegiare sempre il rapporto umano fra allievi ed insegnanti.
È importante insegnare e far apprendere la materia in sé, ma ancora più importante è ciò che, attraverso di essa, si può far giungere all’alunno.

Dalla I alla V classe

Ciò che nel bambino piccolo si fondava sull’imitazione, nel periodo scolare si trasforma in uno sperimentare interiore.
La direzione viene ora data da ciò che un’autorità riconosciuta dal bambino descrive, pensa e insegna: questa autorità è il punto di riferimento dell’apprendimento fino alla pubertà.

Il bambino in età scolare presume che il mondo possa essere esplorato, sperimentato e scoperto e vuole personalmente sperimentare quanto il mondo sia interessante, bello ed ordinato all’interno di una visione complessiva.
Compito dell’insegnante è aprire agli allievi le porte al mondo, attraverso l’attività pratica, la riflessione su di essa e la relazione con gli insegnanti e con i compagni dell’organismo classe.

Nella didattica si pone attenzione ad organizzare ritmicamente l’insegnamento, ad accompagnare il bambino in un percorso creativo che lo porti a “vivere” i processi dell’apprendimento e creare abilità e consapevolezze.

Ne risulta un insegnamento “artistico”, perché l’educatore cerca di fare del suo lavoro “un’opera d’arte”, organizzando armonicamente gli spazi, i tempi, i ritmi del proprio insegnamento, ricercando nell’operare quotidiano quelle intuizioni che gli permettano di fare la cosa giusta al momento giusto.

La prassi didattica deve accompagnare l’allievo in un processo che coniughi scienza ed arte: il mondo viene presentato per immagini, rintracciando i fili che collegano le cose tra loro e all’essere umano.

L’atteggiamento artistico riveste pertanto un ruolo fondamentale in tutto il ciclo I-VIII classe: è qualcosa di più di una semplice aggiunta di attività musicali, recitative, pittoriche, di modellaggio, di scultura, di euritmia, che pure sono ampiamente presenti nel curricolo.
Queste attività, assieme a quelle manuali, sviluppano le qualità che prevengono il rischio di un precoce indurimento, di un’anticipata cessazione della creatività, di una diminuzione delle forze complessive del giovane in un’età successiva, come invece può risultare da un apprendimento legato fin da subito prevalentemente allo strumento nozionistico.

L’attività dell’insegnante è quella di istituire un collegamento forte e vivente con le materie che insegna: egli non deve solamente conoscerle, ma deve renderle parte di sè stesso.
Egli cerca di immergersi nella disciplina a tal punto da ottenere un collegamento personale con essa. L’insegnante deve preparare la conoscenza e presentare esperienze che stimolino l’attività interiore e l’interesse degli allievi, al fine di rendere l’apprendimento cosciente attraverso la discussione, il richiamo, la relazione e la formazione di concetti. Questa è la base della sua autorità.
Mentre il bambino piccolo imita l’attività interiore ed esteriore dell’insegnante in modo non cosciente, lo scolaro deve imparare “ad imparare” dall’insegnante.
Il maggior vantaggio di avere una continuità nell’insegnante di classe e nel gruppo di insegnanti di materia per molti anni durante questo periodo scolastico è proprio quello di poter sperimentare progressivamente come gli adulti interpretino il mondo, mostrando come entrarvi. Nelle prime classi questo è un processo condotto principalmente dal maestro; a mano a mano che gli allievi crescono, si intensifica l’attività propria, guidata autonomamente.

Dalla VI alla VIII classe

Se fino ai sette anni la volontà del bambino viene mossa dalla forze dell’imitazione, dopo i sette anni, ovvero durante il periodo della scuola, è centrale l’autorevole figura del maestro: una guida che lo conduce per otto anni, per tutto il ciclo delle elementari e delle medie.
Pensiamo a quanta ricchezza in questa scelta pedagogica: un maestro che guida il bambino da quando ha l’età per affacciarsi al mondo fuori dalla propria famiglia a quando raggiunge la pubertà; un maestro che lo vede crescere, mutare, affrontare tappe importanti e che lo conosce profondamente e gli può offrire tutto il suo sostegno e tutte le sue competenze.

Per questo nella scuola Waldorf non c’è una cesura tra elementari e medie, ma si parla di un ciclo di otto anni, in cui la figura di riferimento rimane sempre il maestro di classe.
Nel passaggio tra la quinta e la sesta classe, può essere necessario affiancare al maestro di classe alcune figure, le maestre di materia, con formazione umanistica o scientifica, formate nella pedagogia Waldorf che lo supportino e che portino incontro ai bambini materie come italiano o matematica, ad esempio.
Il piano di studi delle medie offre al fanciullo dai 12 ai 14 anni un valido aiuto e cerca con le materie proposte di sostenerlo in questa importante tappa della sua crescita: il suo corpo perde l’armonia e la grazia raggiunti in quinta classe, comincia a crescere in modo esponenziale e sproporzionato, lo scheletro si allunga, comincia a nascere un mondo interiore che spaventa e sconvolge e nel quale si chiude “barricato”.

È tutto bianco o nero.  Allora è facile cogliere il nesso tra questi cambiamenti e le materie proposte: la grammatica, che è lo scheletro della nostra lingua; le potenze e le proporzioni in matematica, le leve o la camera oscura in fisica; il disegno a carboncino in arte, il Medioevo e le sue fortezze in storia, sono solo alcuni degli esempi di quanta ricchezza può offrire un piano di studi che poggia le sue fondamenta su una conoscenza profonda dell’uomo.

Vita di classe

Nella scuola Waldorf ogni classe inizia il suo percorso con un maestro, che la guiderà, come figura di riferimento, per tutto il ciclo di otto anni.
La mattina inizia con un saluto: insegnante e allievi in cerchio, accompagnati dal suono di un flauto, cantano canzoni legate alle stagioni: è la parte ritmica con filastrocche, flauti e musiche, poesie, movimenti, ginnastica.

Le prime 2 ore di ogni mattina sono dedicate alla materia principale del periodo in oggetto; questo periodo prende il nome di epoca” e dura all’incirca dalle due alle quattro settimane; in un anno scolastico steineriano si contano circa una dozzina di epoche.

Questo insegnamento “ad epoche” permette di affrontare ogni materia modo approfondito e senza interruzioni.

Terminata un’epoca ne inizia un’altra: in questo modo di lascia sedimentare – solo all’apparenza dimenticare – quanto appreso nell’epoca conclusa; nel momento però in cui la materia verrà ripresa ci si accorgerà che avviene di capirla più approfonditamente, con un livello di comprensione maggiore. Allo stesso modo gli argomenti inizialmente ostici potranno ora apparire più chiari ed evidenti.

Verso metà mattina, ovvero al termine della lezione, è il momento della pausa, che prevede una sana merenda.

Nella seconda parte della mattina sono proposte materie come il lavoro manuale, l’insegnamento delle lingue straniere, euritmia e materie artistiche durante le quali il maestro di classe può essere affiancato da altri insegnanti specializzati; oppure ore di esercitazione di italiano e matematica.

La giornata si conclude con una narrazione: fiabe nella prima classe, in seconda leggende e favole, in terza brani dall’Antico Testamento, in quarta mitologia nordica, in quinta mitologia greca, in sesta i Romani, in settima esploratori e in ottava biografie di grandi personalità.

Bambini e maestri indossano pantofole per mantenere l’aula pulita e i piedi comodi e caldi.
In aula c’è un tappeto in lana sul quale ci si riunisce per i racconti, ci sono banchi e panche di legno facilmente smontabili per lasciare spazio per il libero movimento e il ritmo necessari all’apprendimento. Ogni aula ha un colore diverso alle pareti seguendo il cerchio dei colori.

Non vengono usati libri, ma i bambini scrivono quaderni sui quali studiano; questi sono il frutto di un accurato e profondo lavoro di ricerca da parte degli insegnanti per rendere interessante, appassionante l’apprendimento.

Lo scopo è sviluppare nel bambino una competenza nella gestione del proprio apprendimento (“cosa devo fare per imparare?”). Ecco perché, per esempio, i quaderni non hanno né righe né quadretti; così il bambino deve trovare la sua espressione adeguata sul foglio. Nelle classi delle medie vengono utilizzati anche dispense ed eserciziari.

Ogni mese durante la presentazione dell’epoca gli alunni mostrano ai genitori il lavoro fatto: con l’esposizione dei quaderni, recite anche in lingua straniera, canti e suono di musiche imparate con il flauto.

Il maestro di classe incontra mensilmente i genitori per illustrare l’epoca svolta e le dinamiche di apprendimento e socializzazione. Inoltre, in questi incontri, si cerca di creare la responsabilità comune e condivisa nell’educazione dei bambini.

Il piano di studi

La pedagogia e la didattica della scuola Steiner-Waldorf poggiano su una profonda conoscenza delle fasi di crescita del bambino, dalla nascita a quando diventa un essere adulto. Concretamente ciò si traduce in un piano di studi, articolato in 12 anni – dalla prima elementare alla fine delle scuole superiori – che aiuta e supporta lo sviluppo del bambino, del ragazzo e del giovane: le materie non sono quindi un fine, ma uno strumento per prepararlo e aiutarlo ad affrontare momenti importanti e a superare le difficoltà che troverà nella crescita, oltre che a nutrire il suo desiderio di conoscere il mondo.

È facoltà degli insegnanti interpretare il piano di studi e variarlo a seconda dei bisogni pedagogici della classe. Insegnare attraverso questo meraviglioso strumento non è applicare pedissequamente un metodo, ma comporta la necessità da parte dell’insegnante di affinare la sua sensibilità per trasformare ogni volta queste linee guida in modo vivo, rendendo l’insegnamento una vera e propria arte dell’educazione.
Il compito di verificare che i percorsi proposti dagli insegnanti non siano arbitrari e fuorvianti spetta al collegio degli insegnanti, più specificatamente spetta alla Terza Parte del Collegio, l’organo che svolge tra le sue numerose funzioni quella di essere garante della correttezza del percorso didattico ed educativo.

Le materie umanistiche

ITALIANO - Dall'alfabeto alla letteratura

Secondo le indicazioni di Rudolf Steiner l’apprendimento della scrittura e della lettura non è un mero processo meccanico, bensì una delle più grandi conquiste dell’umanità.
Per questo motivo, nei primi anni di scuola, la classe si accosta alla scrittura in modo graduale con l’obiettivo di ripetere il percorso che portò uomini di epoche passate ad inventare e padroneggiare la lingua scritta.
L’apprendimento delle lettere dell’alfabeto avviene nell’ambito di una storia inventata dal maestro: giorno dopo giorno egli condividerà con gli alunni della prima classe immagini che possano collegare il suono e la forma delle singole lettere.
Il graduale passaggio dallo stampato maiuscolo allo stampato minuscolo ed infine al corsivo rispecchia il percorso dei singoli alunni dal gruppo all’individualità.

Grande importanza riveste la recitazione di testi poetici e in prosa che viene praticata ogni mattina durante la parte ritmica che precede e accompagna i contenuti dell’epoca; questa permette di sviluppare nel bambino qualità linguistico-espressive necessarie alla scrittura e all’espressione di sé.
La grammatica è lo scheletro della nostra lingua, le dà forma e sostegno, l’approccio con questa sfera del linguaggio avviene in modo graduale ed artistico, bilanciandone il rigore con immagini e similitudini che aiutino i bambini a fissare nella loro memoria le qualità delle varie parti del discorso.

Dopo l’acquisizione delle capacità relative all’analisi grammaticale in quinta classe si passa all’analisi logica in settima e all’analisi del periodo in ottava classe. Parallelamente al percorso di conoscenza della grammatica, di anno in anno gli alunni sperimentano e coltivano le forme di produzione scritta che più rispondono al tipo di sguardo che essi hanno sul mondo: dettati, riassunti, descrizioni, lettere personali e commerciali, relazioni, fino ad elaborazioni personali su vari temi.

Tra la sesta e la settima classe gli alunni iniziano lo studio della letteratura e della poesia italiana: in questo momento lavorare sulla descrizione di sentimenti e stati d’animo, sull’invenzione delle proprie poesie apre una via di espressione all’interiorità dell’alunno. In ottava classe gli alunni lavorano più intensamente sul tema, avvalendosi di tutto ciò che hanno imparato e sperimentato negli anni precedenti, essendo ora in grado di argomentare le proprie idee.

STORIA - Dalla fiaba alla storia contemporanea

La storia si introduce nei primi tre anni passando da fiabe, favole, leggende a racconti dell’Antico Testamento. In IV classe si passa alla mitologia nordica, in V alle prime culture orientali fino ad arrivare ai Greci, ai Romani in VI classe, al Medioevo e al Rinascimento in VII, alla Rivoluzione Francese e alle vicende del XIX – XX secolo in VIII classe.

GEOGRAFIA - Alla scoperta dei 5 continenti partendo dai dintorni della scuola

La geografia a sua volta segue un percorso che parte dalla conoscenza della natura e delle attività umane sviluppate nel territorio e che gradualmente si estende a partire dalla V classe allo studio dell’Italia, delle sue tradizioni e varietà paesaggistiche e culturali. Il tutto avviene un approccio sempre più conoscitivo-scientifico, che porta i ragazzi nelle classi più alte a conoscere prima l’Europa e poi il mondo.

Le materie scientifiche

MATEMATICA - Dalle tabelline all'algebra

La matematica è l’alfabeto con il quale Dio ha scritto l’Universo”, così potremmo riassumere quanto espresse Galileo Galilei ne “Il Saggiatore”.
Con questa consapevolezza un maestro porta incontro ai bambini la matematica: essa è ovunque, permea tutta la realtà, il cosmo, la Terra, il Sole, la natura, le piante e gli animali e l’uomo stesso.
Il maestro modula il suo insegnamento a seconda del grado di “maturità” dei bambini della classe: movimento ed esperienze pratiche sono i due capisaldi nell’insegnamento di questa materia nei primi anni, affinchè i bambini siano partecipi con tutto il loro essere, vengano cioè coinvolte tutte e tre le facoltà: volere, sentire e pensare.

Nelle prime tre classi si presentano i numeri nel loro aspetto qualitativo attraverso una descrizione immaginativa: attraverso le immagini, infatti, i bambini afferrano interiormente ciò che si presenta loro, interiorizzandolo profondamente; ciò non avverrebbe se venisse presentato in modo logico e puramente simbolico.

I numeri vengono portati partendo dall’unità che racchiude e comprende tutti gli altri numeri: quali le qualità dell’1? E del 2? Il 2 non è dapprincipio la somma di 1+1, ma il 2 contiene una polarità: 2 sono il giorno e la notte, la luce e l’ombra…e poco alla volta si arriverà a dire anche che 2 = 1 + 1.
Le quattro operazioni vengono portate procedendo dall’intero alle parti: 12 è uguale a? Ciò stimola i bambini a trovare molteplici soluzioni a questa domanda e ognuno troverà le sue combinazioni: un bambino flemmatico gioirà nello scoprire che 12 = 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + 1; un sanguinico, invece, troverà che 12 = 5 + 7 , 12 = 4 + 8 , 12 = 3 + 9…tutto questo rende aperto il loro pensare.

Attraverso ritmi, battiti di mani, filastrocche, saltelli si esercitano le numerazioni e le tabelline. Sacchetti con noci, sassolini o nocciole possono aiutare a familiarizzare con le quattro operazioni. Dopo il nono anno, quando si rompe l’armonia tra il mondo interiore e quello esteriore, si lavora con le frazioni: in questo modo gli allievi incontrano nell’apprendimento qualcosa che hanno sperimentato in loro stessi. Insieme alle frazioni si affrontano i numeri decimali, aprendo la porta ad un nuovo insieme di numeri: i numeri razionali.

Con l’arrivo della pubertà, la vita di sentimento si apre in ogni direzione: la matematica può essere un grande aiuto per i ragazzi in questa fase, perché essa non asseconda la loro attitudine ad esprimere un parere soggettivo, ma offre la possibilità di scoprire le leggi universali e oggettive che regolano il mondo dei numeri, delle figure geometriche e più in generale della natura. Muovendosi all’interno di queste Leggi Matematiche Universali essi conquistano fiducia ed autostima nel loro pensare.
Se in sesta classe si propongono le potenze con le loro proprietà, in assonanza con la moltiplicazione cellulare che avviene in modo esponenziale nel loro corpo, in settima l’argomento centrale è quello delle proporzioni, che fungono da “sostegno” ad un corpo che invece, crescendo, perde le proporzioni.

Le espressioni aritmetiche sono un leitmotiv che accompagna gli allievi in questi tre anni: dalle più semplici in cui si impara a rispettare le “precedenze” delle operazioni da svolgere, via via esse diventano più complesse fino alle espressioni frazionarie e radicali.
Come quando il bambino in prima ha imparato a realizzare con gli aghi da maglia un tessuto regolare e senza buchi, ha con pazienza disfatto il lavoro quando una maglia cadeva e ha esercitato la volontà per terminare il lavoro, così il ragazzo in sesta classe forte di queste esperienze, con pazienza e regolarità, esegue nelle espressioni un passaggio dopo l’altro senza salti: ripercorre a ritroso un’espressione per trovare l’errore e senza perdersi d’animo riprende il lavoro per arrivare al risultato finale.

In ottava classe  i ragazzi raggiungono un nuovo equilibrio ed essi sono pronti per raccogliere il frutto del lavoro degli anni precedenti: l’algebra, la statistica con il calcolo delle probabilità, il piano cartesiano si appoggiano sulle “noci” e sulle conte che si facevano saltando in prima classe, sulle frazioni della quarta classe, sulle potenze della sesta, sulle radici quadrate fatte in settima; si ritrovano, ad esempio, le 4 operazioni e le loro proprietà, ma ad un livello superiore: nei calcoli le lettere ora affiancano i numeri sintetizzando leggi universali, con numeri non più solo positivi ma anche negativi. Il ritrovato equilibrio in ottava è condizione necessaria anche per affrontare le equazioni di primo grado che, come in una bilancia, per rimanere in equilibrio obbliga a ripetere a sinistra ciò che si fa a destra dell’uguale, come quando si aggiungono o tolgono i pesi dai piatti della bilancia. Tutto questo percorso prepara i ragazzi ad affrontare i temi che li attenderanno alle scuole superiori.

GEOMETRIA - Dal disegno di forme alla geometria solida

Già in prima classe viene proposta la geometria attraverso il “disegno di forme”, che aiuta il bambino ad imparare a gestire il movimento e la forma nello spazio: semplici simmetrie destra-sinistra prima, sopra-sotto poi, metamorfosi di figure, linee che creano incroci, nodi celtici, motivi decorativi delle civiltà antiche vengono esercitate a mano libera fino alla quinta classe e diventano la base del disegno geometrico astratto, che viene introdotto dalla sesta classe con l’utilizzo degli strumenti, squadre, riga e compasso.

Il passaggio dal disegno di forme al disegno geometrico avviene cercando di mantenere lo stupore e la meraviglia delle figure geometriche disegnate, che devono esprimere ancora la bellezza e l’armonia dei primi anni, ma devono anche raggiungere l’ordine e la precisione proprie dell’uso degli strumenti. In queste classi la geometria è un’attività che aiuta gli allievi a diventare abili nell’immaginare e nel visualizzare figure nello spazio, tramite definizioni e teoremi, essi imparano ad utilizzare un linguaggio oggettivo, libero dalle emozioni.
Dal disegno di forme delle prime classi si arriva a affrontare le figure piane in sesta e settima classe e le figure solide in ottava classe: il quaderno delle regole dove vengono annotate le caratteristiche delle figure presentate, i teoremi e le definizioni, e l’album da disegno di un’ottava classe rivelano armonia, ricerca del bello, equilibrio e grande competenza.

Anche le altre materie cosiddette “scientifiche” svolgono una funzione di supporto e sostegno alle fasi evolutive del bambino e vengono presentate al momento “giusto”: tutte dopo i nove anni, età in cui il bambino vive una svolta, una sorta di distacco dal mondo che lo circonda, che si manifesta con una presa di coscienza di sé, non più completamente immerso e fuso con l’ambiente e con la famiglia. Solo dopo questa età egli può in modo sano interessarsi al mondo, scoprirne e studiarne le leggi che lo regolano.

ZOOLOGIA - Gli animali, riflesso dell'uomo (IV Classe)

Mentre nelle prime classi i regni naturali vengono considerati con un atteggiamento ricco di fantasia, dai nove anni questi vengono osservati più oggettivamente: viene presentato l’essere umano, in maniera elementare, successivamente si descrive il regno animale nel suo rapporto con l’uomo, osservando singoli animali e confrontando il loro organismo con quello dell’essere umano.
Si osserverà che le diverse specie animali hanno specializzato una caratteristica per vivere nel loro ambiente e come la molteplicità delle forme animali sia riunita nell’essere umano con ordine e armonia. Vengono in questa epoca proposte delle esperienze pratiche come ad esempio la visita ad una fattoria didattica o il modellaggio della creta: imprimere una forma di animale nella creta, aiuta il bambino ad entrare in contatto con le forze plasmatrici che modellano l’animale, quelle stesse forze che hanno dato forma al suo corpo.

BOTANICA
 - Le forme vegetali come rapporto tra cielo e terra (V classe)

Dallo studio dell’essere umano e dell’animale, si passa allo studio della pianta. La botanica viene svolta in rapporto alla vita della terra considerata come organismo vivente, soffermandosi sul tramite tra cielo e terra che ogni pianta rappresenta. A questa età il ragazzo inizia a sentire il bisogno di cercare i rapporti di causa-effetto; ciò può essere soddisfatto se potrà osservare le varie forme vegetali e studiare la loro trasformazione a seconda delle condizioni del terreno, del clima, ecc.

Intorno ai dodici anni il ragazzo vive un’altra profonda trasformazione: le ossa si allungano, il suo corpo cresce perdendo le proporzioni armoniche che aveva da bambino; i movimenti perdono il ritmo e la grazia posseduti finora, divenendo goffi, spigolosi e impacciati. È come se non sapesse più cosa fare delle sue membra.
Il suo corpo vive grandi trasformazioni “chimiche”: umori e odori rendono evidente questo cambiamento, che culminerà intorno ai 14 anni con la maturità sessuale. Non sarà difficile capire come le scienze possano sostenere questi cambiamenti; ad esempio, le esperienze di meccanica, che si affronta nella fisica e che poggia le sue leggi sulle proporzioni della matematica, con la bilancia, le leve e i diversi tipi di carrucola, stimolano i ragazzi a trovare le condizioni di equilibrio e cerca di compensare quella perdita di proporzioni e di equilibrio che essi vivono in questa fase.

Anche per rispondere alla necessità dei preadolescenti di accostarsi al mondo e alle sue leggi e contando sulla nuova capacità di cogliere i nessi di causa effetto che sta nascendo in loro, dalla VI classe (I media) vengono presentate nuove materie come la mineralogia, la fisica e l’astronomia, che studiano quella parte della Natura che non ha vita; la chimica, che si occupa dei fenomeni e delle sostanze che formano o trasformano la Natura.
Lo studio della fisiologia umana si intreccia con le conoscenze che gli alunni acquisiscono nel corso del tempo, in modo che essi possano vedere che nel corpo umano si trovano in massimo grado i principi e le leggi sperimentate nel mondo esterno.

MINERALOGIA

Viene trattata in stretta connessione con la geografia; studia le rocce, i minerali e le pietre preziose; la conoscenza dei vari tipi di roccia diventa la chiave di lettura. I ragazzi sperimentiamo l’azione della sedimentazione e della orogenesi lavorando la creta ed entrano in contatto con granito-calcare-marmo ed altre pietre metamorfiche durante le uscite pedagogiche sul territorio.

ASTRONOMIA

L’uomo è collegato con il cosmo. L’esperienza di osservare le stelle in una fredda notte invernale, oltre ad essere suggestiva è anche l’esperienza polare rispetto alla pesantezza che i ragazzi vivono nel loro corpo: pesante/leggero, disordine/ordine.

Gita in montagna con pernottamento sotto il cielo stellato: con 4 puntatori con treppiede e 4 paline bicolore si tracciano gli orizzonti e si osservano e annotano il movimento dei corpi celesti; al ritorno in classe viene riprodotta su grandi cartelloni la volta celeste osservata con le traiettorie degli astri.

FISICA E CHIMICA

L’intero insegnamento della fisica e della chimica non parte da teorie e rappresentazioni di modelli, ma viene portato in laboratorio con l’esperienza e l’osservazione diretta di fenomeni: i ragazzi dapprima osservano solamente, senza giungere a conclusioni; poi rielaborano con immagini e testi a casa ciò che hanno visto e sperimentato a scuola e solo il giorno successivo, insieme all’insegnate arrivano ad individuare e ad enunciare la legge celata dietro il fenomeno osservato.
Questo processo tende a placare l’istinto di arrivare subito alle conclusioni ed impone di fermarsi ad una chiara, pacata e completa osservazione. Tutta la fisica e la chimica vengono presentate partendo da esperimenti elaborati in laboratorio.
Per la fisica: acustica, ottica, termologia, elettromagnetismo vengono presentati in VI e poi approfonditi nelle classi successive; la meccanica, in VII, per la ricerca di equilibrio; in VIII l’idraulica e l’aerostatica.
Per la chimica: vengono presentati alcuni aspetti della chimica inorganica in VII e della chimica organica in VIII.

Le lingue straniere

Il curriculum delle scuole Waldorf prevede l’introduzione di due lingue straniere fin dal primo anno di scuola.

» Come si insegna una lingua straniera in una scuola Waldorf?

Nei primi 3-4 anni il processo di apprendimento della lingua straniera andrà a ricalcare le fasi percorse per l’apprendimento della lingua madre, anche se con tempi e risultati diversi; il bambino, durante le ‘lezioni’ in lingua, si ritroverà come avvolto da un tappeto di suoni ben prima che lui li sappia articolare (esattamente come quando nella primissima infanzia sentiva parlare le persone che lo circondavano) ed incomincerà ad imitare i suoni, i gesti, la mimica e l’intonazione portati con tanta partecipazione dall’insegnante. La comprensione, la grammatica, la produzione vera e propria si presenteranno molto più tardi, così come ogni bambino arriva alla conoscenza della propria lingua madre solo dopo alcuni anni di ‘palestra ed esercizio’.
Durante tutto questo primo stadio le canzoni, le filastrocche, le poesie, gli scioglilingua e mini-dialoghi costituiscono il prezioso materiale sul quale i bambini si cimentano nella riproduzione di suoni che richiedono articolazioni diverse da quelle utilizzate quotidianamente per l’italiano e portano con sé una particolare dinamica, la vita stessa della nuova lingua con il suo ritmo e la sua melodia.

Soltanto verso il quarto/quinto anno il maestro introdurrà la lingua scritta partendo dalla lettura di ciò che gli alunni già conoscono. Anche questa fase richiede un certo periodo di applicazione prima che gli alunni si abituino allo strano aspetto grafico dei suoni. Con il sostegno della scrittura l’insegnante può quindi procedere nella fase di ordinamento e organizzazione lessicale con la ripresa e l’ampliamento di ciò che era stato memorizzato nei precedenti anni scolastici. I vocaboli affiancano ora i disegni e si compongono per costruire piccoli racconti. In questo modo si evita la traduzione perché le immagini ‘parlano’ da sé.  L’attività in classe non si limita più ad essere corale, ma richiede l’intervento prima del piccolo gruppo, poi del singolo alunno.

La composizione del quaderno in forma guidata, ma autonoma, costituisce il lavoro propedeutico a quello che, a partire dalla classe sesta (prima media), sarà il percorso di riflessione e scoperta delle regole della grammatica.
Lo studio delle lingue straniere in una scuola Waldorf non ha però come scopo solo quello apprendere a tradurre in una lingua straniera; fin dall’inizio, gli alunni sviluppano la loro volontà attraverso i rituali quotidiani, la ripetizione corale, lo stare concentrati e l’ascolto attento e selettivo.

Più avanti, quando saranno maggiormente consapevoli della propria lingua madre, le forme diverse della lingua straniera offrono loro la possibilità di scoprire forme alternative per esprimere se stessi e sviluppano una maggiore abilità nell’analisi delle strutture linguistiche con l’osservazione contrastiva delle forme grammaticali e sintattiche.

La missione pedagogica più alta dello studio delle lingue straniere nel curriculum Waldorf si propone di sviluppare la capacità di comunicare per coltivare l’interesse verso altre persone, altre realtà e culture.

Ciò che pensiamo è espresso dalla lingua che parliamo e quindi imparare una lingua straniera significa anche allargare il proprio pensiero e la capacità di penetrare nei sentimenti e nell’anima di ciò che è ‘diverso’ da noi per realizzare un vero percorso di fratellanza.

Le materie artistiche

Le attività artistiche abbracciano tutta la persona, agiscono stimolando l’immaginazione, la fantasia, l’espressività, la creatività e l’iniziativa. Nella scuola steineriana viene riconosciuta pari dignità alle materie intellettuali, artistiche e manuali, avendo la consapevolezza che dita abili producono agilità di pensiero.
Le arti visive, quali il disegno di forma, la pittura con l’acquarello, il disegno con pastelli a cera e matite colorate, le arti plastiche, quale il modellare con la cera d’api e la creta, le arti musicali e teatrali e l’euritmia sono esercitazioni che accompagnano i bambini e i ragazzi durante il loro percorso scolastico.

PITTURA ED ACQUERELLO

Con la pittura ad acquerello i bambini, sin dalla scuola materna iniziano un percorso creativo, accostandosi in maniera primordiale al vivente mondo dei colori. Il percorso procede negli anni a venire, arricchendosi sempre di più. Ci si esercita con la tecnica dell´acquarello sul foglio bagnato.

Partendo da un approccio conoscitivo dei colori primari e composti, accompagnato sempre da storie sui colori raccontate dal maestro o dalla maestra di classe, l’esperienza creativa del bambino accresce passando alla rappresentazione di immagine del contenuto narrativo delle varie classi; le fiabe della classe prima, le favole e le leggende in seconda classe, in terza con storie dell’Antico Testamento, in quarta classe rappresentando animali e il loro habitat durante l’epoca di zoologia o dipingendo i paesaggi del Nord della mitologia nordica, in quinta portando paesaggi geografici con la loro flora e fauna, arrivando così ad una conoscenza sempre più approfondita delle risonanze cromatiche e qualità di espressione, quali i contrasti.

Con l’arrivo alle medie, le ragazze e i ragazzi entrano nel mondo del chiaroscuro, sperimentando la tecnica del carboncino. In acquarello al centro dell´interesse ci sono le varie tonalità di grigio e nero, il dipingere su carta asciutta e l´introduzione alle velature.

MODELLAGGIO

All’asilo e nei primi anni della scuola elementare i bambini sperimentano il calore, la malleabilità e la morbidezza della cera per creare semplici forme collegate alla natura e le stagioni; poi, dal nono anno si giunge alla plasticità più impegnativa della creta.

Modellando la materia, le idee e le immagini che vivono nell’interiorità del bambino e del ragazzo prendono forma e consistenza. Si sviluppa la capacità di modellare animali, personaggi, plastici legati allo studio del paesaggio geografico o elementi dell’architettura  collegati al periodo storico studiato.
Negli ultimi anni si fanno esperienza di concavo e convesso, quali primarie qualità dell’elemento plastico; si creano forme di animali, forme geometriche solide, tipi di case e villaggi; i lavori sono spesso collegati allo studio delle opere d’arte più significative degli ultimi due secoli, ai contenuti della storia e della letteratura. Si fa esperienza della riproduzione della figura umana quale possibilità espressiva della percezione della propria corporeità.

RECITAZIONE E TEATRO

“Le parole erano originariamente incantesimi,
e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico”.

Sigmund Freud

Con il racconto di fiabe, favole, leggende e storie unito alla recitazione di filastrocche e poesie si riesce, con le parole a creare intorno al bambino e al ragazzo un’atmosfera acustica compenetrata di espressività, espressività che porta ricchezza e diversità della vita umana.

Scenette, recitazioni e piccoli spettacoli alle feste scolastiche o per i genitori appartengono sin dall´inizio al percorso di una scuola Waldorf, sviluppandosi negli anni a venire in vere e proprie rappresentazioni teatrali, come il progetto teatrale di terza media. Questo segna la conclusione di un percorso di una classe fatto assieme e richiede a tutti i partecipanti un alto livello di impegno, forza di entusiasmo, volontà e socialità.

L’intenso lavoro sullo studio dei ruoli, sulla pronuncia giusta, sull’espressività del linguaggio e dei gesti, sulle scenografie e sui costumi sono una sfida importante per questa età. Un processo che si basa sulle forze della mente, della volontà e del sentimento.
Oscar Wilde disse che la memoria è “il diario che portiamo in giro con noi”: questa esperienza così profonda è qualcosa che i ragazzi e le ragazze di ottava porteranno sempre “in giro con sè”.

MUSICA

La vita di una scuola waldorf e dei suoi allievi, insegnanti, genitori, è piena di musica.
La musica riunisce adulti e bambini nel celebrare le feste dell’anno (San Michele, San Martino, Natale, e poi la primavera e il mese di maggio), scandisce i ritmi della giornata dei bambini.

Il canto accompagna i più piccoli, e la musica si fa via via esperienza più fattiva nella crescita dei bambini, che fin dalle prime classi suonano la lira, il flauto, cantano, e dal nono anno di età coltivano lo studio di uno strumento individuale, cantano in polifonia, suonano in ensemble.

LAVORO MANUALE

Maestra guarda! Sono riuscito! I miei fili fanno l’arcobaleno!
Lezione di lavoro manuale: le piccole dita di un alunno di prima classe tessono, filo dopo filo, una trama fitta di sfumature di caldi colori di lana naturale. Sta realizzando con una tessitura un comodo riparo per il suo strumento, il portaflauto è quasi concluso.
Dopo le difficoltà iniziali e lo scoramento dell’incapacità, ora c’è gioia, meraviglia, stupore, e tanta soddisfazione, l’aria è carica di sentimenti danzanti; la gioia della conquista di una nuova capacità, la meraviglia nell’incontro del bello, lo stupore della magia dei colori, la soddisfazione dell’avercela fatta e la conquista di un poco della magnificenza del cosmo tra le proprie mani… eccomi, io sono nel fare!
Con il Lavoro Manuale accompagniamo prima il bambino, poi il ragazzo nella vita pratica del Fare.

Voglio, sento, penso… realizzo qualcosa di bello e di utile con le mie mani. Mani abili, capaci, mani sapienti, strumento di possibilità.
Prima che la scienza moderna sottolineasse la stretta connessione tra le attività manuale artistica e quella del cervello e come esercitando la prima, si stimolino le seconde, Rudolf Steiner ne aveva già colto l’essenza fondante, inserendo nel piano di studi delle scuole Waldorf il lavoro manuale!

 

L’intelletto non viene formato mirando direttamente alla sua formazione, alla cultura intellettuale, ma si sa che qualcuno che muove le sue dita in modo maldestro ha anche un intelletto maldestro nonché idee e pensieri poco flessibili, mentre invece colui che è capace di muovere le sue dita bene ha anche pensieri e idee flessibili ed è in grado di compenetrare l’essenza delle cose; sapendo queste cose non si sottovaluterà che cosa significhi sviluppare l’uomo esteriore con lo scopo di farne venir fuori l’intelletto come una parte. (Rudolf Steiner)
LEGNO

In quinta viene aggiunto ai lavori manuali e pratici la lavorazione del legno: i bambini sono cresciuti e possono affrontare un materiale che per essere lavorato esige maggiori forze fisiche.

I bambini hanno già avuto contatto col legno nelle classi precedenti: in prima elementare ad esempio, quando, armati di carta vetrata, rifinivano e appuntivano i propri aghi per la lavorazione a maglia.
Ma questi erano solo piccoli progetti: dalla quinta in poi la falegnameria diventa una vera e propria materia d’insegnamento. Con lo studio della vita delle piante e degli alberi durante l’epoca di botanica si risveglia nel bambino una percezione, conoscenza e coscienza maggiore della natura che lo circonda.
La curiosità e la voglia di sapere di più viene sollecitata nei bambini nelle prime lezioni di falegnameria, quando assieme al maestro o alla maestra di falegnameria iniziano ad osservare i vari tipi di legno, a scoprirne le particolaritá, il colore e l’odore diverso, lo spessore, le diversità (legno morbido e legno duro).

Si continua mettendo in pratica e sperimentando intarsiando con il coltello la corteccia di rami raccolti durante le escursioni e producendo i primi manufatti. Nelle classi a venire le ragazze e i ragazzi affinano le loro capacità nella lavorazione del legno arrivando al compimento di oggetti usati nel quotidiano, ad esempio mestoli e posate per l´insalata, ciotole, giocattoli in legno.

ORTO E GIARDINAGGIO

La creazione di un orto biologico nel giardino della scuola è senz’altro una delle esperienze più stimolanti e ricche di spunti che si possano fare.

Coltivare piante e verdure, seguire il corso delle stagioni e le sue trasformazioni, produrre il cibo e averne cura è una delle attività più antiche dell’uomo e poterlo “fare” concretamente consente ai bambini e ai ragazzi di toccare e fare proprie le tematiche come il rispetto della terra e il paesaggio, l’attribuzione di dignità al lavoro, la cooperazione, la diversità come ricchezza, la sana alimentazione.

Le materie in movimento

GINNASTICA

L’attività motoria assume un ruolo centrale nel processo di evoluzione che ogni umano dovrebbe realizzare perché tiene collegate la parte cognitiva e quella fisica. Il principale obiettivo di tale attività è quello di integrare e accompagnare lo sviluppo animico e quello fisico-motorio affinchè conquisti una buona e strutturata organizzazione motoria, che possa essere utilizzata al momento giusto nel modo più appropriato.
Movimenti globali e movimenti fini aiutano a sviluppare l’equilibrio (interno ed esterno), le percezioni della propria corporeità, le percezioni dello spazio e del tempo.
Nello sviluppo motorio viene anche formata la capacità relazionale, collaborativa e sociale dei bambini.

EURITMIA

L’euritmia è una forma di movimento creata da Rudolf Steiner e la moglie Marie von Sievers: essa tende a rendere visibili le leggi e le sensazioni della musica e della parola. Aiuta a sviluppare la concentrazione, l’autodisciplina, la consapevolezza spaziale, una sensibilità estetica ed una sensibilità nei confronti dell’altro.

I progetti pedagogici

Le uscite pedagogiche

Gite settimanali nella natura, osservare lo stesso bosco come muta nel cambio delle stagioni: piccoli passi verso la geografia. Con stivali e giacche per la pioggia o con cappellino e binocolo si va nel bosco; una gita in bicicletta a visitare il maglio o i dintorni della scuola; l’azienda agricola dove si pianta il grano con cui poi si farà il pane; una gita in una riserva naturale per avvistare gli animali che lo popolano; avventura in kajak; in gommone lungo il fiume; passeggiate tra le cascate di un bosco; visita ad un orto botanico; assistere ad una rappresentazione teatrale.
In tutto questo si mescolano socialità, avventura, movimento, esperienza, novità, voglia di stare insieme e di scoprire un nuovo aspetto di un compagno. Vengono proposte anche uscite pedagogiche di interesse storico o sociale.

Viaggio all’estero

I viaggi all’estero nelle scuole Waldorf sono considerati parte integrante della formazione e della pedagogia perché permettono agli alunni un incontro reale, profondo e vivo con altri popoli, lingue e tradizioni.
La geografia che riguarda l’Europa viene portata ai fanciulli a partire dalla sesta classe, come prima apertura verso le altre culture, e prosegue in settima e ottava classe con la scoperta degli altri continenti.

Il viaggio della pluriclasse a Langenberg (Germania)
Come avrebbe, dunque, potuto la nostra scuola, che ha sempre aspirato a mantenere aperti gli orizzonti dell’internazionalità, e che è stata fondata da un maestro tedesco, non mantenere fede ai propri sogni e non condurre i ragazzi della pluriclasse (la prima classe che cominciò la scuola ormai sette anni fa) in un viaggio in Germania all’insegna del coraggio e dell’entusiasmo?

Ed è stato così che, dopo mesi di preparazione pedagogica di allievi e genitori, tra riunioni, momenti di domande, dubbi di alcuni alternati all’eccitazione dei più, scambio epistolare tra i nostri e i ragazzi tedeschi di cui sarebbero stati ospiti, il 25 aprile 2016 la pluriclasse, guidata dal maestro Christian e da me, è partita da Milano per un’avventura che costituirà per sempre parte integrante della crescita e dei ricordi di tutti noi.

Accolti a braccia aperte e con canti di benvenuto in italiano dai genitori, dai ragazzi e dal maestro della sesta classe della scuola Waldorf di Langenberg, ci siamo subito sentiti “a casa”, tra persone di famiglia gentili e sorridenti; e le nostre lezioni hanno potuto cominciare la mattina seguente all’arrivo con tranquillità e immediato adattamento.

La parte ritmica costituiva un bellissimo momento di incontro tra la nostra classe e la classe tedesca: tra le 8 e le 8,30 i canti a più voci, accompagnati dalla chitarra del maestro di classe Tolsten, riecheggiavano nell’aula e nei cuori portando serenità, senso di unione e la giusta presenza per affrontare il mattino di lavoro tra epoche ed esercitazioni (che portavamo separatamente) e lezioni comuni, come ginnastica, giardinaggio, musica e battitura del rame.

A Langenberg la settima classe ha conosciuto Dante e La Divina Commedia, di cui ha recitato parti di alcuni canti dell’Inferno dinnanzi alla classe di alunni e genitori tedeschi; mentre la sesta classe ha affrontato una bellissima epoca di geometria con Christian. E vi era là una fluidità, uno scorrere del tempo ricco di coincidenze e saggezza, un ritmo sano e naturale per allievi e maestri, che ha permesso ai ragazzi di accogliere con entusiasmo e grande interesse i profondi temi del grande poeta e che mi ha accompagnata per mesi dopo il ritorno a casa. Non so se questo kairòs fosse dovuto al luogo magico, immerso tra i verdi boschi di imponenti faggi, in cui si trovava la scuola; alla giusta alternanza tra pause e lezioni; alle ricche merende e pranzi che venivano elargiti, e ampiamente apprezzati dai nostri; agli stimoli dovuti alle molte possibilità offerte da una scuola così grande (con classi delle Superiori e laboratori di ogni genere); all’incontro con ragazzi della loro età che parlano un’altra lingua, ma che vivono nell’anima le loro stesse domande ed emozioni; o a tutte queste cose messe insieme. So solo che le tre settimane in Germania hanno portato profondissimi cambiamenti in tutti noi: i ragazzi sono visibilmente cresciuti, in kg e in maturità; il legame con i maestri si è fatto più vivo, intenso e vero; la pace e la sensazione comune di trovarci in un lunghissimo e istantaneo presente mi ha trasformata come maestra e come persona.

Se c’erano dei dubbi sulla scelta di portare una sesta e settima classe all’estero, è bastato il ritorno a casa il 13 maggio come prova eclatante degli ottimi effetti sociali, pedagogici e formativi che l’esperienza ha portato ai fanciulli, ai maestri e ai genitori. E non potrò mai dimenticare una delle allieve più vivaci e scatenate che, a pochi minuti dall’arrivo alla stazione di Milano, rivolgendosi a noi maestri, ha detto: “Grazie, maestri, per questa bellissima esperienza che ci avete fatto fare. Grazie davvero. (Chiara, maestra di italiano in VI, VII, VIII classe)

Le olimpiadi greche

Le Olimpiadi costituiscono un momento fondamentale nella crescita del bambino di quinta classe, poiché egli vive con ogni fibra del suo essere la connessione col mondo greco che lo caratterizza in questa fase evolutiva.
Per questo motivo durante l’anno l’insegnante di ginnastica prepara la classe nelle varie discipline del lancio del disco, del giavellotto, del salto in lungo, della staffetta e della lotta antica, cercando di porre sempre l’accento sul valore dello sport e del movimento a prescindere dai risultati.
Parallelamente, il maestro di classe approfondisce in vari modi la mitologia, i ritmi e il mondo greci durante tutto l’anno con la storia, coltivando il naturale senso della bellezza e dell’armonia visibile fin nel fisico e nei gesti del bambino di dieci-undici anni.

Ed è così che a fine Maggio ogni anno vengono svolte le olimpiadi greche a Oriago (VE), Conegliano Veneto e, dal 2016, anche a Paestum tra le varie quinte classi di tutte le scuole Waldorf d’Italia.
Nel 2016 per la prima volta anche la nostra scuola ha partecipato con entusiasmo, gioia, impegno, serietà. E grande è stata la capacità di sostegno dei bambini verso i compagni che mostravano piccoli momenti di sconforto o difficoltà.

Circo e giocoleria

Credo nel circo, nelle sue molteplici possibilità, di unione, di integrazione, di collaborazione. Le ho provate personalmente e ne sono rimasto affascinato.

Non insegniamo a diventare giocolieri professionisti: per quello ci sono le scuole di circo convenzionali. Noi insegniamo ad essere una famiglia, a collaborare e a non essere competitivi, a fidarci dei nostri compagni.

È curioso notare come è possibile che avvenga una completa inversione dei ruoli e si rompano gli schemi sociali della classe. Perchè attraverso le svariate discipline del circo, ogni bambino trova il proprio ruolo e la propria dimensione. E chi era visto con un occhio più disattento o era più in difficoltà nelle lezioni, ha il piacere di scoprirsi più capace in alcune discipline e la felicità di mostrarsi agli altri sotto un altro punta di vista.” (Matteo, maestro di circo e giocoleria)

Lavorazione della lana

L´idea del Progetto lana è nata da una joint venture tra le maestre di lavoro manuale e la maestra d’orto, che tesse dei contatti con il vicinato per alloggiare a scuola delle pecore. Queste pecore sono della razza Suffolk, una razza di origine inglese produttrice di carne.

Sono delle pecore molto belle! Hanno la testa e gli arti di color nero e il pelo chiaro. È una razza stagionale, vale a dire che fa i piccoli solo una volta l’anno, in primavera.

Portando gli esemplari a scuola iniziò un’avventura con obiettivi educativi e didattici, tra i quali: sviluppare la capacità di osservare, cogliere e organizzare informazioni ricavate dall’ambiente; fare l’esperienza diretta di accarezzare le pecore, sentirne i rumori, osservarne il comportamento, veder crescere gli agnellini, dargli da mangiare, pulire la loro “casa”; seguire, attraverso le pecore il cambio di stagione e le necessità che questo porta; un esempio è la tosatura delle pecore quando arriva l’estate.

Durante la tosatura, capire che questo è il frutto di un lavoro, imparare da chi sa fare e può insegnarci. Dopo la tosatura, il processo sperimentale continua con il lavaggio della lana: manipolandola i fanciulli la “osservano” con tutto il corpo. La lana è grassa, odora, è calda, è sporca. L’acqua che era traparente diventa verde/marrone, mentre la lana diventa pulita. Il sole e il vento la asciugano. dopo il lavaggio avviene il “pettinaggio”, chiamato in lessico corretto “cardatura”… perchè si chiama così? C’è anche una pianta che si chiama cardo, hanno forse qualcosa in comune? Una parte del vello non viene cardato perchè si vuole tingere: con che cosa? Guardiamo cosa ci offre la natura!

E poi ancora: ma come ci si arriva al filo? Il filo che è interprete di tantissime fiabe e leggende… come si fa? … un fuso, una rocca e forse un arcolaio. E con lana cardata che rimane? Ci sono cuscinetti, animali, bambole da imbottire!
Ma come si dice lana in inglese, tedesco, in dialetto? e pecora, agnello, montone? e così via dicendo… (maestre Wanda e Simona)

I laboratori di sostegno

Sollevare, mantenere alto, facendo in modo che non scenda, non diminuisca o si attenui.” Partendo da questo, che è il significato, la definizione del termine sostegno, il nostro progetto scuola cerca di offrire, con i mezzi e le forze che ha a disposizione, un aiuto concreto ai bambini che frequentano e ne manifestano il bisogno. Accogliere, accompagnare, aiutare un bambino nel suo sviluppo, tenendo conto della sua individualità sono le basilari intenzioni. Usare e stimolare in modo sano i sensi, per favorirne lo sviluppo, aprire la porta che collega l’io del bambino con il mondo è l’intento che ci si propone. Natura, armonia, bellezza, ritmo e quotidianità sono la fonte a cui si attinge e lo stimolo su cui si sviluppano i laboratori e le terapie proposte. (Marinella, maestra dei laboratori)
Oltre al sostegno inteso come laboratori che integrano la didattica, è previsto anche un sostegno didattico con incontri e percorsi individuali per rafforzare alcune situazioni che richiedono un aiuto specifico per alcune materie.
La scuola utilizza alcuni dei mezzi che la pedagogia offre per sostenere lo sviluppo dei bambini, collaborando e confrontandosi anche con altri professionisti.

Progetto Pomeriggi

La pedagogia della nostra scuola steineriana non prevede orari pomeridiani per le prime classi, ma fin dall’inizio della nostra esperienza ci siamo resi conto della necessitá delle famiglie di prolungare l’orario fino alle 16.00-16.30.
Abbiamo chiamato questo spazio di tempo Progetto Pomeriggi e durante questi anni abbiamo cercato di migliorare sempre più la qualitá del servizio grazie alla collaborazione di generosi genitori e volontari introducendo però una figura fissa, un maestro per tutti i giorni, in modo da poter offrire un punto di riferimento sicuro sia per i bambini che per i genitori.

Ogni giorno della settimana viene proposta una specifica attivitá: giardinaggio, bricolage, piccolo fornaio, gioco libero, sempre ricordando che il pomeriggio deve essere considerato non come “scuola” ma un piacevole “stare insieme” di bambini di varie etá che si rilassano imparando a vivere in serenitá e piacere.

Orari

(*) Il pomeriggio è inteso come attività extra-scolastica gestita dal Gruppo Pomeriggi. Per le classi che hanno attività scolastica pomeridiana l’orario verrà comunicato dall’insegnante all’inizio dell’anno scolastico.

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